Trasformare i rifiuti organici in terriccio!

Non solo un problema da gestire con oculatezza ma anche una grande opportunità. I rifiuti, annosa questione onnipresente nell’agenda di qualsivoglia ente istituzionale che si rispetti, non pongono solo inquietanti interrogativi sul futuro del pianeta, sulla qualità dell’aria, dell’acqua e dei terreni, ma possono anche divenire una risorsa nella misura in cui vengono smaltiti correttamente con un importante ritorno economico oltre che ecologico.

árbol en las manos

I rifiuti organici, ad esempio, prodotti in grande quantità a livello domestico, possono essere utilizzati per la produzione di un terriccio compostato che contribuisce ad aumentare la fertilità dei suoli.

In più si riduce l’inquinamento atmosferico che si genererebbe nel momento in cui si dovessero bruciare gli scarti e si ridimensiona il volume dei rifiuti altrimenti destinati allo smaltimento in discarica o in inceneritore i cui costi di gestione non sono certo esigui. Il contributo di ogni singolo cittadino alla qualità dell’ambiente e del territorio in cui vive può dunque essere significativo.
L’idea è quella di utilizzare gli scarti della cucina come, ad esempio, bucce, pelli, fondi di caffè e tè, avanzi di pranzi e poi ancora sfalci di piccole potature, gambi, avanzi dell’orto, fiori e foglie appassite e altri materiali biodegradabili come carta non patinata, cartone, segatura, trucioli di legno non trattato con vernici o altre sostanze chimiche, persino le lettiere degli animali quando non sia presente nessun rischio sul piano igienico. Un modo pratico per sfruttare ciò che avanza dalla cucina ma anche dagli hobby e dalle occupazioni quotidiane. Tutto quanto non sia biodegradabile non può essere utilizzato a tale scopo e non vanno bene neppure vetro, tessuti, riviste né materiali naturali trattati con solventi o altri agenti chimici.
E’ bene ricordare che, al fine di ottenere del prezioso terriccio, ottimo per una migliore resa in agricoltura, floricoltura e frutticoltura, ma anche per la cura delle piante d’appartamento, è necessaria la presenza di aria e quindi di ossigeno senza il quale i batteri atti alla decomposizione, proprio per questo chiamati “aerobici”, non riescono a fare il loro lavoro e vi è la produzione di fermentazioni e odori sgradevoli, segnale che qualcosa nel processo di compostaggio non sta andando per il verso giusto. Al fine di garantire un esito positivo vi sono diverse soluzioni, dai cumuli di rifiuti organici in un angolo del giardino all’uso di contenitori specifici in legno o plastica, alcuni dei quali anche dotati di comode manovelle per poter dare una rimescolata al contenuto. Ve ne sono alcuni, nello specifico, suddivisi in un coperchio per l’immissione del materiale, un corpo centrale per la fermentazione e una base per prelevare il terriccio. Sono la soluzione ideale in caso di piccoli giardini, per preservarne l’estetica, o in presenza di animali domestici che potrebbero “disturbare” le operazioni.
Nel caso del cumulo all’aria aperta, ovvero della tecnica più vicina a quanto avviene in natura, è necessario che vi sia un sufficiente passaggio oltre che di aria anche di umidità e che la temperatura sia tenuta sotto controllo: all’inizio o subito dopo aver rimescolato il compost, in corrispondenza, quindi, dell’attività microbica, deve risultare più alta per poi scendere gradualmente con picchi di calore sempre meno elevati. Per ottenere tali risultati la miscela di materiali va equilibrata e stratificata alternando, ad esempio, scarti di cucina, più umidi, a foglie e sfalci di potatura, più secchi. Quindi il consiglio è di rimescolare ad intervalli regolari il tutto per garantire il giusto ricambio di ossigeno a disposizione dei microbi aerobi coprendo, se necessario, la zona con del tessuto semi-impermeabile nei periodi molto piovosi che non lasci filtrare acqua ma che permetta, al contempo, lo scambio di aria.
Se il terriccio è “giovane”, ovvero ottenuto dopo 5-6 mesi di compostaggio, è utile per la fase fertilizzante che precede la semina nell’orto e nel giardino mentre un terriccio più maturo, risultato, ad esempio, di uno o due anni di compostaggio, è più idoneo al contatto con semi e radici in quella che è una delle fasi più delicate per le piante ovvero la germinazione.
Dalla natura alla natura, dunque. In poche mosse si garantisce fertilità ai terreni, si mantiene più pulita la pattumiera domestica con un occhio ai temi dell’ecologia. E c’è pure un consistente risparmio: per concimare le piante non sarà più necessario acquistare dei prodotti in negozi specializzati ma sarà possibile servirsi dei rifiuti domestici. Una regola che, se seguita da tutti, produrrebbe dei benefici sicuri per la qualità dell’ambiente, a vantaggio dell’intero pianeta.